| Storia
della via Francigena
La relazione di viaggio più antica
risale al 990 dove viene descritto in 79 tappe il viaggio
di ritorno sulla Via Francigena da Roma di
Sigerico, arcivescovo di Canterbury.
La Via Francigena ebbe origine dalle antiche
strade romane.
Nata sui resti di queste strade, in parte
decadute dopo la fine dell’Impero e le invasioni barbariche,
fu completata dai longobardi che, evitando le zone controllate
dai bizantini, collegarono il regno di Pavia con la Tuscia,
realizzando la cosiddetta via di Monte Bardone.
Era quella strada che da Parma, attraversando
l’Appennino nei pressi dell’odierno passo della
Cisa, (Mons Longobardorum) discendeva in val di Magra, raggiungendo
così, attraverso Lucca, Fucecchio, Siena e la valle
d’Orcia, i territori della Tuscia.
Alla dominazione longobarda successe quella
dei franchi che prolungarono questa strada verso la Francia,
sino al Mare del Nord, da qui appunto il nome Francigena.
La via Francigena divenne così una
delle vie di comunicazione e di commercio più importanti
del Medioevo che collegava il Mediterraneo con i territori
d’oltralpe.
Inoltre, col rifiorire della spiritualità,
divenne in breve tempo una delle strade su cui passavano i
numerosi pellegrini diretti a Roma e a Gerusalemme e, in senso
inverso, quelli che si recavano a Santiago di Compostela.
Il pellegrinaggio, in quel tempo, rappresentava
per molti una grande aspirazione.
Inteso come cammino di purificazione, accomunava
le diverse classi sociali: il ricco al povero, il mercante
al cavaliere, l’uomo di chiesa al comune pellegrino.
Su queste strade di grandi pellegrinaggi
sorsero così diversi ospizi, abbazie, oratori dove
i viandanti poterono trovare ristoro alle fatiche del viaggio.
È grazie a un pellegrino di quel
periodo, il vescovo Sigerico, che oggi è
possibile ricostruire con una certa precisione il tracciato
della Via Francigena.
Questi era l’arcivescovo di Canterbury
che nel 990 d.C. si recò a Roma dal papa per ricevere
l’investitura, il pallium e, durante il viaggio di ritorno,
scrisse un diario in cui annotò, giorno dopo giorno,
la cronaca del suo viaggio con tutte le tappe percorse per
raggiungere Canterbury.
Successivamente dall’itinerario antico
si formarono, per ragioni sociali ed economiche, diverse diramazioni,
fino a giungere ai nostri giorni, in cui non sempre è
possibile ripercorrere l’intero tragitto di Sigerico.
La via Francigena costituì
un eccezionale passaggio di segni, emblemi, culture
e linguaggi dell'Occidente Cristiano.
Ancora oggi sono rintracciabili sul territorio
della via Francigena le memorie di questo passaggio che ha
strutturato profondamente le forme insediative lungo il percorso
e con il percorso.
Un passaggio che ha permesso alle diverse
culture europee di comunicare e di venire in contatto, forgiando
la base culturale, artistica, economica e politica dell'Europa
Moderna.
A partire dal 1994 la via Francigena è
stata dichiarata "Itinerario Culturale del Consiglio
d'Europa" assumendo, alla pari del Cammino di Santiago
di Compostela, una dignità sovranazionale.
|